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ART ROOMS LONDON: INTERVISTA A CRISTINA CELLINI ANTONINI E FRANCESCO FANELLI
Data: 06.02.2015

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Si è svolta con un grandissimo successo di pubblico, energia, stampa e collezionisti, dal 23 al 26 gennaio 2015, la prima edizione a Londra di ART ROOMS 2015, un innovativo modo di presentare i lavori di artisti indipendenti, all’interno di eleganti e intime stanze di un hotel di superlusso, il Meliá White House Hotel a Regent’s Park.
Nata dall’idea, dall’organizzazione mentale e dalla gentilezza di Cristina Cellini Antonini e Francesco Fanelli, la fiera si è svolta in concomitanza con London Art Fair, arrivata ormai alla sua 29 esima edizione con ben 180 gallerie presenti.
Forse proprio perché i due eventi d’arte avevano posizioni vicine geograficamente, raggiungibili a piedi, la concomitanza tra le due fiere si è dimostrata utile dato che la funzione di volano ha convogliato molti interessanti artisti, galleristi e collezionisti. Tra di essi, si è vista girare discreta tra le camere, anche la cantante italiana, appassionata d’arte, Gianna Nannini.
Tra gli artisti più stimolanti vale la pena ricordare le tele di Fabio Mariani con intensi squarci di geologie telluriche e presenze indelebili di luce. Colori forti inondano grandi tele con cerulei, gialli e sabbie desertiche.
Altra artista degna di rispetto è Lichena Bertinato. Fotografa, ma anche regista, Bertinato crea delle “mise en scene” narrando vere e proprie storie ambientate in tempi e luoghi degli anni trenta con personaggi e vestiti dell’epoca. La ricerca è lunghissima e accurata sia per gli ambienti, che per gli oggetti, che per i volti “giusti”. Il tutto in un risultato di bianchi e neri, sorprendente. Ad essi si aggiungano le sculture di Lorenzo Belenguer, artista spagnolo basato a Londra da sei anni.

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I giorni di Artrooms si sono conclusi il lunedì mattina, con un’interessante e utile relazione dell’avvocato Belluzzo, con studio legale a Milano, Londra e Verona, su tasse, vendita di opere d’arte e sgravio fiscale, sia per residenti che domiciliati a Londra o in Europa, il tutto in un’atmosfera di respiro internazionale con presenze turche, inglesi, spagnole, italiane e asiatiche.
Chiediamo ora ai due organizzatori la genesi e il risultato ottenuto da Artrooms.

Scopi e obiettivi

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GSS: Perché, secondo voi, la creatività e l’intelligenza degli italiani funziona solo all’estero??
CCA:
Nemo profeta in patria… diceva qualcuno! In realtà è solo una questione di possibilità, non tanto di libertà di espressione, ma di concretezza o fattibilità. Purtroppo in Italia, tutto diventa difficile, sia per questioni economiche che burocratiche. La cultura è vista come qualcosa di molto distante dall’economia. Anzi, spesso c’è una sorta di pudore anche solo nel parlare di “ricavi” generati da progetti culturali. In Inghilterra invece la prospettiva è totalmente ribaltata.  Un punto di vista che spesso può essere brutale, ma almeno offre a tutti la possibilità di confrontarsi con il mercato o almeno di poter fare un tentativo. 
FF: sono convinto che in Italia, più che in altri paesi, nascano veri e propri talenti ma spesso il sistema poco meritocratico non li premia come dovrebbe isolando l’individuo lasciandolo alla disperata ricerca di gratificazioni che raramente arrivano. All’estero, in special modo in Inghilterra, le qualità personali e culturali sono considerate una ricchezza e quindi premiate attraverso procedure burocratiche più snelle e supporto economico e morale da parte delle istituzioni ed istituti bancari.

GSS: Come vi è venuta questa idea vincente?
CCA:
Non ci siamo inventati nulla di nuovo. Le fiere in hotel nascono in oriente diversi anni fa, in particolare dalla Korea e da Hong Kong. Paesi dove gli spazi pubblici in quanto luoghi di aggregazione sono limitati e dove hanno dovuto trovare soluzioni alternative. Gli hotel sono strutturalmente luoghi di confine tra pubblico e privato. “Spazi di passaggio” che  permettono e facilitano l’incontro di culture diverse.
C’era già stato qualche tentativo di fare la stessa cosa in Europa, ma senza successo.
Siamo riusciti a riproporre un modello culturale così diverso dal nostro perché il tempo e il luogo (Londra)  in questo preciso momento storico ed economico, sono giusti.
Inoltre Chiara Canal e io abbiamo aperto la galleria Le Dame all’interno dell’hotel lo scorso settembre e questo ha facilitato molto l’operazione. Sinceramente dubito che saremmo riusciti a fare una prima edizione in una struttura diversa. Il supporto organizzativo e logistico del Meliá White House Hotel è stato fondamentale. Senza di loro, non ce l’avremmo mai fatta.
FF: ricordo il giorno in cui incontrai Cristina a Londra durante un evento organizzato dalla Camera di Commercio Italiana. Romana come me, dello stesso quartiere, quasi coetanea e con un’idea da voler condividere. Sarà stata la provenienza, la condivisione di un entusiasmo per un’idea vincente, il desiderio di dimostrare di poter fare la differenza in una città non nostra ed in un settore talmente importante quanto inflazionato quale quello dell’arte a Londra che… il resto poi è arrivato da solo.

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Love on wheels by Lichena Bertinato

GSS: Da che percorso venite sia di studio che di lavori pregressi?
CCA:
Per anni mi sono occupata di spettacolo, sia come attrice che come organizzatrice. In particolare sono orgogliosa di avere avuto la possibilità per molti anni di curare la direzione organizzativa di Fontanonestate, manifestazione storica dell’Estate Romana.
Nelle settore arti visive ho curato con Gianna Cimino molti progetti, soprattutto con artisti contemporanei del panorama romano.
FF: nonostante una laurea in Scienze Politiche ho trovato sin da subito la mia espressione nel settore degli eventi attraverso progetti dal respiro sempre più internazionale: dalla finale di Champions League di Roma nel 2009, al G8 dell’Aquila, all’Expo2010 di Shanghai dove ho lavorato per un anno all’interno del Padiglione Italiano. Una volta trasferitomi a Londra ho fatto tesoro dell’esperienze e contatti acquisiti ed ho scommesso su di me aprendo le mie società di servizi.

GSS: Cosa consigliereste a chi vive in Italia data la terribile situazione governativa, economica e data la vostra scelta di vita all’estero? quali consigli ad artisti, imprenditori o galleristi, giovani come voi?
CCA: Consiglio di sfruttare al massimo la tecnologia. L’Italia è ancora troppo indietro rispetto al resto d’Europa. Trasferirsi all’estero non è una scelta facile e comporta molti sacrifici. Per gli artisti poi è ancora più difficile, perché niente influenza di più il percorso e il lavoro di un artista delle sue radici culturali. La terra, gli odori,  la lingua..sono tutti fattori che riemergono prepotentemente dalla tela o da qualsiasi altro mezzo espressivo. Allora una buona alternativa o almeno un primo passo, può essere quello di far vedere i propri lavori e promuoverli in rete.
FF: di non farsi contagiare dall’atmosfera pesante che si respira nel nostro Paese e di cercare opportunità li dove ci sono esigenze. Ogni periodo storico porta con se trasformazioni e nuovi trend, il mio consiglio è quello di analizzarne con lucidità  le caratteristiche e di anticiparne le evoluzioni offrendo soluzioni al mercato. Non abbiate paura di credere nelle vostre idee.

GSS: Come avete fatto ad organizzare tutto così bene dato che gli italiani in Italia sono ahimè noti per il pressapochismo e l’inefficienza?
CCA: La cosa triste è che pochi cattivi rappresentanti continuino a rovinare il lavoro di molti. Personalmente ho tanti anni di lavoro alle spalle e nella mia vita ho conosciuto molti professionisti … tutti italiani!
FF: Innanzi tutto grazie, fa sempre piacere ricevere conferme sul lavoro svolto. Vivendo all’estero da ormai 5 anni mi rendo conto di quanto gli italiani abbiano una marcia in più rispetto a tante altre culture. Spesso purtroppo questo non basta e siamo soliti adagiarci perdendo il primato. 
Personalmente quando credo in un progetto non mi lascio distrarre da facili entusiasmi e rimando i festeggiamenti a progetto terminato. Aver poi trovato una partner come Cristina mi ha solo aiutato a coprire tutte le criticità con la stessa caparbietà e concentrazione.

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